C’è un momento — forse lo riconosci — in cui qualcosa nello stomaco si stringe prima ancora che la mente abbia elaborato la situazione. Un senso di pericolo che arriva prima delle parole. Una certezza fisica che precede qualsiasi ragionamento.
Imparare ad ascoltare il proprio corpo significa imparare a riconoscere questo linguaggio antico, estremamente preciso. È il tuo sistema nervoso che parla. Forse la forma più antica di intelligenza spirituale che possediamo.
Questo articolo apre qualcosa di nuovo — e di profondamente nostro. Una nuova sezione del nostro blog dedicata allo spirito, che nasce dalla convinzione che il benessere integrato non possa fare a meno di questa dimensione.
Nel nostro metodo neuroinclusivo, corpo, mente, emozioni, energia psicofisica e spirito non sono compartimenti separati. Sono un’unica, complessa, meravigliosa realtà.
Corpo e spirito: come la cultura occidentale ci ha separati da noi stessi

Le tradizioni spirituali e il corpo
Per secoli, le tradizioni spirituali di tutto il mondo — dallo yoga tibetano alle pratiche sciamaniche, dal sufismo alla meditazione zen — hanno riconosciuto il corpo non come ostacolo alla crescita spirituale, ma come sua porta d’accesso.
Eppure qualcosa, lungo la strada, ci ha convinti che corpo e spirito parlassero lingue diverse. Che difficilmente potessero reincontrarsi.
Per millenni, l’essere umano ha cercato risposte nel mistero — nelle divinità, nella natura, nell’invisibile. La realtà era vasta, simbolica, animata da forze che andavano oltre la comprensione razionale. Poi è arrivato il metodo scientifico — e con esso una rivoluzione necessaria e straordinaria: separare ciò che è misurabile da ciò che è fede. Osservare, categorizzare e dimostrare.
René Descartes — Cartesio — nel XVII secolo ha formalizzato questa separazione con rigore filosofico: res cogitans e res extensa, la mente pensante da un lato, la materia corporea dall’altro. Due sostanze separate, irriducibili l’una all’altra. Il corpo come macchina. L’anima — altrove.
Determinismo, causalità e riduzionismo
Da quel momento, tre principi hanno costruito la nostra cultura di riferimento: determinismo, causalità e riduzionismo. Ogni fenomeno ha una causa, ogni causa produce un effetto prevedibile, ogni sistema può essere compreso scomponendolo nelle sue parti più piccole.
Questa visione ha prodotto risultati straordinari — senza il riduzionismo non potremmo curare gran parte delle malattie del corpo umano, non avremmo la farmacologia, la chirurgia, la diagnostica moderna. Il problema non è il metodo in sé, ma quando lo si applica a prescindere — anche a fenomeni che non sono lineari, non sono misurabili, non seguono la logica della causa e dell’effetto.
Eppure la vita non è lineare, ma circolare. E non tutto ciò che è reale è necessariamente visibile.
Neuroscienze, neurobiologia e fisica quantistica stanno ribaltando questa visione con una forza silenziosa e sistematica. Non separando ulteriormente corpo e spirito — ma dimostrandone l’inscindibilità. Il corpo non è il contrario dello spirito, ma può essere percepito come uno dei suoi primi linguaggi.
Il 4% che chiamiamo realtà
La fisica ci consegna un dato straordinario: la materia ordinaria — stelle, pianeti, tutto ciò che possiamo vedere e misurare — costituisce circa il 4-5% dell’universo. Il restante 95-96% è materia oscura ed energia oscura: reale, misurabile nei suoi effetti gravitazionali, ma ancora invisibile e non direttamente rilevabile. Questo non significa che il 96% invisibile coincida con la dimensione spirituale. Ma ci invita a una domanda legittima: se la nostra cultura occidentale è costruita quasi interamente su ciò che riusciamo a misurare — cosa stiamo escludendo?
La scienza è l’evoluzione della conoscenza — e come tale è viva, in movimento, capace di rivedere sé stessa. Ma è anche profondamente condizionata dal contesto culturale e politico in cui nasce.
E anche ciò che viene finanziato, studiato, pubblicato — non sempre è neutro, ma situato in un sistema di valori e priorità su diversi livelli.

Neurobiologia e spiritualità: il corpo che decide
Il neuroscienziato Antonio Damasio, con la sua teoria dei marcatori somatici — sviluppata in L’errore di Cartesio (1994) — ha dimostrato che le decisioni umane, anche quelle apparentemente razionali, sono profondamente radicate nelle sensazioni corporee. I marcatori somatici sono risposte fisiche associate a esperienze passate che il corpo usa come segnali automatici per orientare le scelte. Senza questo substrato corporeo, la mente non riesce a decidere in modo adattivo.
Ma c’è di più. La neurobiologia moderna ha scoperto che il sistema nervoso enterico — la rete neuronale che percorre l’intero apparato digerente — contiene oltre 100 milioni di neuroni, tanto da essere definito da Michael Gershon, neurobiologo della Columbia University, come il nostro secondo cervello (Gershon, 1998). Questo sistema comunica con il cervello attraverso il nervo vago in modo bidirezionale: non solo il cervello influenza l’intestino, ma l’intestino influenza il cervello, le emozioni e le percezioni.
Quella sensazione viscerale che senti quando qualcosa non va — è neurobiologia.
E quando le tradizioni spirituali parlano di intestino come sede dell’intuizione, di chakra del plesso solare, di hara nella tradizione giapponese — non stanno descrivendo qualcosa di inverificabile. Stanno indicando, con un linguaggio diverso, la stessa realtà che la scienza sta ora cartografando.

Il sistema nervoso come bussola interiore
La teoria polivagale di Stephen Porges (2011) ha offerto nel tempo una mappa preziosa per comprendere il legame tra sistema nervoso e dimensione interiore. Il sistema nervoso autonomo è costantemente impegnato a valutare l’ambiente — interno ed esterno — alla ricerca di sicurezza o pericolo. Questo processo, che Porges ha definito neurocezione (2004), avviene al di sotto della soglia della coscienza.
Quando il sistema nervoso si trova in uno stato di sicurezza — quello che Porges chiama stato ventrovagale — si aprono naturalmente capacità che potremmo definire spirituali: la connessione con gli altri, la creatività, la presenza, la compassione, l’intuizione.
Non è un caso che tutte le pratiche spirituali autentiche lavorino, in qualche modo, sulla regolazione del sistema nervoso.
In altre parole: il corpo sa prima di noi. La pace profonda che si prova durante una meditazione, il senso di espansione in natura, la certezza improvvisa che una scelta sia giusta — sono tutte risposte del sistema nervoso che la tradizione spirituale ha sempre riconosciuto come messaggi dell’anima.
Un’analisi critica costruttiva: il nostro contributo scientifico
Alcune delle affermazioni relative alla teoria polivagale sono ancora oggetto di dibattito scientifico. Viene presentata qui come strumento concettuale utile alla comprensione del legame tra corpo, sistema nervoso e stati interiori.
Proprio su questo tema abbiamo lavorato direttamente anche a livello di pubblicazioni scientifiche : sono co-autrice di uno studio scientifico peer-reviewed pubblicato su Developmental Psychobiology (Manzotti et al., 2024) che offre un’analisi critica costruttiva della teoria polivagale alla luce delle più recenti evidenze in neuroscienze, neurobiologia ed epigenetica. Lo studio che abbiamo pubblicato ripercorre i punti di forza e i limiti del modello di Porges — dall’anatomia del nervo vago al suo ruolo nello sviluppo neurobiologico, dalla diade madre-bambino ai disturbi del neurosviluppo — proponendo una rilettura integrata e interdisciplinare che situa il sistema vagale all’interno di una rete più complessa di connessioni neuro-immuno-endocrine.
Un contributo che nasce dalla nostra convinzione profonda: che la scienza più rigorosa e la cura più umana non siano in contraddizione — ma si nutrano l’una dell’altra.
Fisica quantistica e coscienza: il corpo come campo vibrazionale

La materia non è solida: cosa ci dice la fisica quantistica
La fisica quantistica introduce una prospettiva che ribalta la concezione materialista del corpo — e apre spazi di dialogo straordinari con la dimensione spirituale.
A livello subatomico, la materia non è solida: è energia, vibrazione e informazione.
Su questo stesso confine tra fisica, neuroscienze e coscienza si colloca il lavoro di un grande medico e amico, il dott. Marco Cavaglià, ricercatore in Bioingegneria e Neuroscienze al Politecnico di Torino.
Nei suoi studi — pubblicati su riviste peer-reviewed internazionali come Frontiers in Neuroscience e Journal of Consciousness Studies — il dott. Cavaglià propone che le membrane lipidiche neuronali, l’acqua vicinalare e i campi elettromagnetici endogeni formino un substrato coerente capace di codifica olografica dell’informazione. Tradotto: il cervello non è solo una rete di sinapsi, ma un sistema fisico complesso che opera anche attraverso campi vibrazionali — un’intuizione che risuona profondamente con le visioni spirituali più antiche sul corpo come campo di energia e informazione (Cavaglià, Deriu, Tuszynski, 2023; Cavaglià, Tuszynski, 2025).
Fisica quantistica, psicologia e cura: il lavoro del dott. Gioacchino Pagliaro
Su questo stesso terreno di integrazione tra fisica quantistica, mente e cura si muove il lavoro del Prof. Gioacchino Pagliaro — psicologo, psicoterapeuta, già Direttore dell’U.O.C. di Psicologia Ospedaliera dell’AUSL di Bologna e docente di Psicologia Clinica all’Università di Padova.
Il dott.Pagliaro è stato tra i primi in Italia a introdurre la meditazione e le pratiche di consapevolezza nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale, e nei suoi lavori — tra cui Intenzionalità di guarigione (2021) e La meditazione in oncologia (2023) — esplora il legame tra intenzione, meditazione e processi di guarigione alla luce dei principi quantistici applicati alla psicologia e alla salute.
In questo senso, prendersi cura del proprio corpo e del proprio campo interiore attraverso il respiro, il movimento consapevole, la meditazione è cura del sistema nella sua interezza, in una visione in cui materia, mente e spirito non si escludono, ma si nutrano reciprocamente in modo integrato.

Corpo, spirito e neurodivergenza: un’esperienza amplificata
Questo legame tra corpo e dimensione spirituale assume una qualità particolare nelle persone neurodivergenti — con funzionamento ADHD, autismo, alta sensibilità, plusdotazione, DSA.
Le persone neurodivergenti spesso vivono un’esperienza sensoriale ed emotiva più intensa, più stratificata e più difficile da tradurre in parole. Quello che per altri è percepito come un leggero sottofondo, per molte persone neurodivergenti può essere paragonabile ad un’orchestra, un’esperienza viscerale e travolgente.
L’ ipersensibilità — spesso presente in molte persone neurodivergenti e potenzialmente vissuta come un peso, come qualcosa da gestire o da attenuare — può essere riletta come una forma di percezione amplificata, ad una frequenza diversa.
Molte persone neurodivergenti raccontano esperienze spirituali precoci e intense: una connessione profonda con la natura, la capacità di sentire le emozioni degli altri nel proprio corpo, una sensibilità ai cambiamenti dell’ambiente che gli altri non percepiscono.
È proprio questo il territorio esplorato da Olga Bogdashina in Autism and Spirituality (2013): le persone nello spettro autistico, ad esempio, non sono prive di vita spirituale — al contrario, sviluppano forme di percezione e di connessione con il mondo profonde e non convenzionali, che Bogdashina definisce spiritual giftedness. Un dono che troppo spesso non viene riconosciuto né dalla psicologia tradizionale né dalla cultura di riferimento.
Noi crediamo profondamente che riconoscere e valorizzare questa dimensione — invece di patologizzarla — è parte integrante di un approccio neuroinclusivo alla spiritualità e al benessere che sta diventando sempre più urgente considerare anche da parte della comunità scientifica.
Neurodivergenza femminile e percezione spirituale

Le donne neurodivergenti occupano un territorio spesso invisibile.
Molte donne con un funzionamento ADHD e/o con diagnosi di autismo, plusdotazione o alto potenziale cognitivo ci raccontano quotidianamente nei nostri percorsi individuali e/o di gruppo del nostro ecosistema Frame di vivere un rapporto intenso e complesso con la propria dimensione interiore: esperienze di connessione profonda con la natura, intuizioni precise e precoci, una capacità empatica che sente le emozioni altrui nel proprio corpo prima ancora di elaborarle cognitivamente.
Questo può essere collegato ad una forma di percezione sottile che la neurobiologia sta iniziando a mappare e che la tradizione spirituale ha sempre riconosciuto, correlata ad una soglia sensoriale più bassa, a un’elaborazione dell’informazione più profonda e multistrato e a una maggiore reattività del sistema nervoso autonomo.
Reintegrare il corpo — imparare ad ascoltarlo senza giudicarlo o patologizzarlo — è per molte donne neurodivergenti un atto insieme terapeutico e spirituale. Spesso un ritorno a sé, dopo anni di mascheramento.
Ascoltare il corpo: da dove iniziare

Imparare ad ascoltare il corpo non richiede tecniche complesse. Richiede qualcosa di più semplice e più difficile allo stesso tempo: rallentare abbastanza per permetterti di sentire.
Il respiro consapevole
Ogni volta che porti l’attenzione al respiro, stai scegliendo di tornare nel corpo.
Dal punto di vista neurobiologico, il respiro consapevole attiva il nervo vago e sposta il sistema nervoso verso uno stato parasimpatico. Dal punto di vista spirituale, è il gesto più essenziale di ritorno a sé.
La scansione corporea
Prima di prendere una decisione, chiediti: dove lo sento nel corpo? Lo stomaco si apre o si chiude? Il petto si espande o si contrae?
Il corpo risponde prima della mente — imparare a leggere queste risposte è imparare a fidarsi della propria intelligenza interiore. Per molte persone neurodivergenti, questa pratica può richiedere un accompagnamento iniziale, perché l’alessitimia — la difficoltà a riconoscere e nominare le proprie emozioni corporee — è spesso presente.
Il movimento come pratica spirituale
Yoga, danza, pilates, allenamento, cammino consapevole — ogni forma di movimento che porta l’attenzione dentro invece che fuori è una pratica corporea di connessione.
Il silenzio sensoriale per menti neurodivergenti
Per persone neurodivergenti e/o ipersensibili, questo può significare creare spazi di bassa stimolazione in cui il sistema nervoso si regola e le percezioni più sottili emergono. E’ una modalità per favorire la sintonizzazione tra Te e le intuizioni. È creare le condizioni perché il corpo possa finalmente farsi sentire senza dover competere con il rumore esterno.
Integrare, non separare
La spiritualità che esploriamo in questa sezione non divide corpo e anima, scienza e fede, ragione e intuizione, ma li integra. Nel nostro approccio e metodo integrato le neuroscienze, la neurobiologia e la fisica quantistica non sono in contraddizione con la dimensione spirituale — ne sono, sempre più, una conferma.
L’essere umano non è divisibile in compartimenti stagni — sia neurotipico o neurodivergente, con storie diverse e sensibilità uniche, la maggior parte in cerca della stessa cosa: abitare sé stessi in modo più pieno, più vero, più libero e autentico. Il corpo è il punto di partenza. E imparare ad ascoltarlo davvero è forse il gesto spirituale più rivoluzionario che possiamo compiere in un’epoca che ci chiede di vivere sempre di più fuori da noi stessi.
Bibliografia
Bogdashina, O. (2013). Autism and Spirituality: Psyche, Self and Spirit in People on the Autism Spectrum. Jessica Kingsley Publishers, London. ISBN: 9781849052856
Damasio, A.R. (1994). Descartes’ Error: Emotion, Reason, and the Human Brain. Putnam. [Ed. it.: L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi, 1995]
Damasio, A.R. (1999). The Feeling of What Happens: Body and Emotion in the Making of Consciousness. Harcourt. [Ed. it.: Emozione e coscienza, Adelphi, 2000]
Gershon, M.D. (1998). The Second Brain: The Scientific Basis of Gut Instinct and a Groundbreaking New Understanding of Nervous Disorders of the Stomach and Intestine. HarperCollins. [Ed. it.: Il secondo cervello, UTET, 2006]
Bohm, D. (1980). Wholeness and the Implicate Order. Routledge & Kegan Paul, London.
Lipton, B.H. (2005). The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter and Miracles. Mountain of Love/Elite Books. [Ed. it.: La biologia delle credenze, Macro Edizioni] (Nota: alcune affermazioni di Lipton si collocano oltre il consenso scientifico mainstream e sono presentate come prospettiva integrativa.)
Manzotti, A., Panisi, C., Pivotto, M., Vinciguerra, F., Benedet, M., Brazzoli, F., Zanni, S., Comassi, A., Caputo, S., Cerritelli, F., & Chiera, M. (2024). An in-depth analysis of the polyvagal theory in light of current findings in neuroscience and clinical research. Developmental Psychobiology, 66, e22450. https://doi.org/10.1002/dev.22450. PMID: 38388187
Pagliaro, G. (2021). Intenzionalità di guarigione. La mente e la cura nel mondo dei quanti. Amrita Edizioni.
Pagliaro, G. (2023). La meditazione in oncologia: l’azione quantica della meditazione nelle cure. Amrita Edizioni.
Pagliaro, G., Pandolfi, P., Collina, N., et al. (2016). A randomized controlled trial of Tong Len meditation practice in cancer patients: evaluation of a distant psychological healing effect. Explore: The Journal of Science and Healing, 2(1).
Panek, R. (2011). The 4 Percent Universe: Dark Matter, Dark Energy, and the Race to Discover the Rest of Reality. Houghton Mifflin Harcourt, New York. ISBN: 0618982442
Porges, S.W. (2004). Neuroception: A subconscious system for detecting threat and safety. Zero to Three: Bulletin of the National Center for Clinical Infant Programs, 24(5), 19–24.
Porges, S.W. (2011). The Polyvagal Theory: Neurophysiological Foundations of Emotions, Attachment, Communication, and Self-Regulation. W.W. Norton & Company.

