Quando la diagnosi non è mai semplice come sembra
Chi si occupa di neurodivergenze lo sa bene: la realtà clinica è raramente lineare.
Il DSM-5-TR il manuale diagnostico ancora oggi utilizzato come riferimento per le diagnosi psichiatriche e neuropsicologiche, offre criteri utili, ma spesso insufficienti a raccontare la complessità di una persona.
In Studio Frame ci occupiamo di diagnosi complete, che richiedono tempo, cura e un’attenzione meticolosa ai dettagli. Percorsi che non si esauriscono in un test o in una seduta, ma che tentano di restituire una spiegazione il più possibile esaustiva del funzionamento di una persona: dall’infanzia fino all’età adulta, fino al momento in cui sceglie di intraprendere un percorso psicodiagnostico con noi.
In questo articolo vogliamo condividere alcune riflessioni che nascono dalla nostra pratica clinica quotidiana, per chi è curioso, per chi si interroga sul proprio funzionamento, e per i professionisti che lavorano in questo campo.
Ricostruire una storia di vita: una sfida che si moltiplica
Il cuore di una diagnosi di neurodivergenza è la ricostruzione della storia di vita della persona. Si tratta di un lavoro di “detective” clinico: raccogliere ricordi, episodi, materiali — pagelle scolastiche, fotografie, racconti di genitori e familiari (ma non sempre si riesce) — cercando di individuare i tratti caratteristici del funzionamento fin dall’infanzia.
Questa ricostruzione diventa notevolmente più complessa quando ci troviamo di fronte a neurodivergenze multiple. La persona spesso non riconosce certi episodi di vita come “sintomi rilevanti”: per lui o lei, quel modo di essere nel mondo era “semplicemente” normale. È il clinico che deve saper leggere tra le righe, connettere i puntini lontani nel tempo e distinguere ciò che appartiene a un funzionamento autistico da ciò che è riconducibile all’ADHD o alla loro sovrapposizione.

Doppia diagnosi: autismo e ADHD insieme sono la regola, non l’eccezione
Uno degli scenari più frequenti che osserviamo in studio negli ultimi anni è la compresenza di un funzionamento autistico e di un funzionamento ADHD. Si tratta di casi tutt’altro che rari — la ricerca lo conferma, e la nostra esperienza clinica anche.
Una meta-analisi pubblicata su Research in Developmental Disabilities ha stimato che la prevalenza attuale di ADHD nelle persone con diagnosi di autismo si attesta intorno al 38,5%, con una prevalenza lifetime del 40,2%. Uno studio del 2024 pubblicato su Autism Research (Canals et al., 2024) ha evidenziato che solo il 15,8% dei bambini con entrambe le condizioni aveva ricevuto una doppia diagnosi — la grandissima maggioranza rimane non identificata. Una ricerca del 2024 su bambini ASD ha riscontrato che il 35% presentava ADHD come comorbilità (Frontiers in Health Informatics, 2024).
Questi profili vengono spesso definiti “doppie diagnosi”, o rientrano nella categoria dei soggetti Twice Exceptional (2e): persone con un’intelligenza nella norma alta o elevata, che hanno sviluppato nel tempo strategie di compensazione sofisticate, e che per questo non rispondono ai “criteri classici” delle singole categorie diagnostiche.
Il problema sorge quando ci si aspetta che il quadro clinico sia “pulito” come lo descrive il manuale. I libri di testo mostrano profili ideali; le persone reali no. L’ADHD compensa il rigore autistico, l’autismo maschera l’impulsività dell’ADHD, e il risultato finale è un profilo che disorienta chi non ha allenato lo sguardo a cogliere questa complessità.

Il mascheramento: l’ostacolo invisibile alla diagnosi
Uno dei fenomeni che rende più difficoltosa la diagnosi nelle neurodivergenze complesse è il mascheramento(o camouflaging). Si tratta della tendenza — spesso inconsapevole — a imitare i comportamenti neurotipici, a nascondere le difficoltà, a “fare finta che vada tutto bene” per evitare esclusione sociale o giudizio.
Il mascheramento autistico può essere talmente efficace da occultare anche i sintomi dell’ADHD, che in quel contesto diventano meno visibili, meno netti, meno diagnosticabili secondo i criteri standard. Questo fenomeno è ancora più pronunciato in due categorie specifiche
Nelle Donne
La neurodivergenza nelle donne ha caratteristiche proprie, diverse da quelle maschili su cui storicamente si è concentrata la ricerca. Le donne tendono a mascherare con maggiore efficacia, a sviluppare capacità di adattamento sociale più raffinate, e ad arrivare alla diagnosi più tardi — spesso dopo anni di incomprensioni, diagnosi errate o parziali. Una meta-analisi su Scientific Reports (2025) ha confermato che le donne autistiche mostrano livelli di mascheramento sistematicamente più elevati rispetto agli uomini su tutte le sottoscale. Una revisione narrativa su Springer (2025-2026) ha rilevato che le donne autistiche incontrano frequentemente diagnosi ritardate, misdiagnosi e supporto inadeguato. Lo conferma uno studio italiano su adulti ASD dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano (MDPI Brain Sciences, 2021): le donne avevano meno probabilità di ricevere una diagnosi corretta al primo accesso. E secondo una ricerca del 2024 (PMC, 2024), una donna autistica su tre aveva ricevuto almeno una diagnosi psichiatrica precedente percepita come errata.
Profili maschili ad alto funzionamento cognitivo
Un’intelligenza elevata può compensare le difficoltà per anni, rendendo invisibile ciò che esiste ma non si vede. Lo dimostra direttamente uno studio di Milioni et al. (2017), pubblicato sul Journal of Attention Disorders, che ha confrontato le funzioni esecutive di adulti con ADHD divisi per livello di QI: gli adulti con ADHD e QI ≥ 110 presentavano deficit esecutivi reali, ma questi emergevano in modo molto meno evidente nei test standardizzati rispetto a quelli con QI nella norma — indicando che un repertorio intellettivo più ampio permette di compensare i deficit, rendendo la diagnosi clinicamente più difficile (Milioni et al., 2017). Un meccanismo analogo si osserva nell’autismo: uno studio qualitativo su uomini diagnosticati in età adulta ha documentato come i segni fossero presenti fin dall’infanzia ma non riconosciuti, con conseguenze significative sul benessere psicologico lungo tutto l’arco di vita (Lupindo et al., 2022, PMC). Il costo nascosto di questa compensazione prolungata è il burnout.

La diagnosi differenziale: non lasciare nulla al caso
Un elemento fondamentale del nostro approccio è la diagnosi differenziale. Prima di confermare un profilo neurodivergente, esploriamo con attenzione tutte le alternative: ci sono altri quadri psicologici che potrebbero spiegare le difficoltà del paziente? Esiste una sovrapposizione con il trauma? C’è un disturbo dell’umore che si esprime in modo simile a certi pattern ADHD?
Solo dopo aver escluso o integrato le possibili diagnosi alternative, quando più elementi convergono verso una direzione precisa, ci esponiamo nel raccontare come funziona una persona. Questo non significa che la nostra diagnosi sia infallibile. Significa che dietro ogni diagnosi che emettiamo c’è un lavoro serio, documentato, rispettoso della complessità del paziente.
Una sfida che riguarda tutti
Le neurodivergenze complesse rappresentano una sfida crescente per il campo della salute mentale. Non perché il fenomeno sia nuovo, ma perché la nostra capacità collettiva di riconoscerlo, nominarlo e trattarlo sta finalmente crescendo.
Sempre più persone arrivano in studio dopo anni di peregrinazioni cliniche, di diagnosi parziali, di “non rientrare in nessuna categoria”. E sempre più spesso, una diagnosi accurata — anche se tardiva — diventa un punto di svolta: il momento in cui la propria storia inizia ad avere un senso.
Se stai cercando un percorso psicodiagnostico approfondito, o se sei un professionista che vuole confrontarsi su questi temi, lo Studio Frame è a disposizione.
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Riferimenti scientifici
- Canals et al. (2024). Prevalenza comorbilità autismo e ADHD. Autism Research.
- Meta-analisi prevalenza ADHD in ASD. Research in Developmental Disabilities.
- Comorbilità in ASD pediatrico. Frontiers in Health Informatics, 2024.
- Meta-analisi camouflaging. Scientific Reports, 2025.
- Esperienze diagnostiche donne autistiche. Springer, 2025-2026.
- Misdiagnosi in adulti autistici — 1 donna su 3. PMC, 2024.
- Misdiagnosi di genere in ASD adulti — studio Milano. MDPI Brain Sciences, 2021.
- Twice Exceptional e autismo. Frontiers in Education, 2025.
- Ritvo et al. (2011). Validazione RAADS-R. PMC.
- Sturm et al. (2024). Proprietà psicometriche RAADS-R. Sage Journals.
- Efficacia RAADS-R come screening. PMC.
- Diagnosi differenziale ASD/BPD femminile. Frontiers in Psychiatry, 2025.
Studio Frame — Diagnosi, trattamento e terapie per l’età evolutiva, l’adolescenza e l’età adulta. Torino.

